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La Porta della speranza

05.02.2016

litanie lauretaneLa storia del Santuario di Loreto in un'incisione

LA "PORTA DELLA SPERANZA" DI CARLO IACOMUCCI

Carlo Iacomucci è artista affermato nel panorama internazionale. Lo attestano le sue innumerevoli mostre e "personali" in Italia e all'estero, realizzate fin dagli anni Settanta. L'artista è nato a Urbino nel 1949, dove ha  frequentato il prestigioso Istituto d'Arte (Scuola del Libro) e ha svolto un lungo e qualificato magistero. Ora vive e opera a Macerata, dove ha insegnato fino al 2008 Discipline Pittoriche ed Educazione Visiva nell'Istituto Statale d'Arte.

L'artista urbinate sente un particolare fascino per il Santuario di Loreto.
Ultimamente ha portato a termine una complessa incisione ispirata alla Madonna di Loreto e al suo Santuario. Si tratta di un'acquaforte su zinco (mm 285x440). L'artista ha voluto intitolarla: La Porta della speranza, con riferimento a un grande portale, che apre la rappresentazione retrostante. Le due ante sono finemente decorate: in quella sinistra si ammirano un giglio, allusivo all'angelo dell'Annunciazione, e un pastore, che richiama quello del Natale, due soggetti scolpiti dal Sansovino nel Rivestimento marmoreo dei Loreto, e vi si scorgono un Profeta somigliante alla statua di Malachia del medesimo monumento, nonché una veste di pontefice, con allusione al culto liturgico nel Santuario; l'anta destra ripropone il giglio, presenta l'angelo dell'Annunciazione e ripete la figura di un Profeta (Zaccaria) e la veste liturgica. L'allusione alla Santa Casa, mistico luogo dell'Annunciazione, e al suo Rivestimento di marmo, capolavoro dell'urbinate Bramante, è evidente.

Al di là della porta si dispiega un'articolata visione lauretana, che è come una sintesi della storia e della devozione del celeberrimo Santuario mariano. In primo piano è rappresentata la Traslazione della Santa Casa per ministero degli angeli che la portano sulle onde del mare. Questa delicata e pregnante figurazione è ispirata a una scultura quattrocentesca di Loreto ed è posta a fondamento dell'intera rappresentazione, che si eleva al di sopra con le forme dell'imponente santuario, generato dall'umile Casa nazarena trasportata a Loreto.

L'occhio va al complesso architettonico che solenne avanza con il bramantesco Palazzo Apostolico, con lo svettante Campanile vanvitelliano e con la facciata tardo-rinascimentale della basilica. Sullo sfondo invece si profilano, come un'ombra, le absidi del Santuario con la mole della cupola e con il Campanile che, ripetuto, fa come da "trait - d'union" fra le due sezioni: una in primo piano nitida e marcata, l'altra in secondo piano quasi in dissolvenza, con le mura di cinta e con Porta Marina, a richiamo storico delle famose fortificazioni del Santuario.

Nel mezzo si staglia la figura della Madonna Lauretana con il Bambino, la quale viene avanti da una luminosa nicchia quasi a proteggere il mondo intero. E' avvolta dalla tradizionale dalmatica che, come velo trasparente, lascia intravedere il braccio destro della Madre e la "silhouette" del copro del Figlio. Un nuvola, dietro il capo della Vergine incoronata, attraversa la scena: è simbolo di prosperità. Movimenti ventosi, come gocce d'acqua ascendenti dal basso verso l'alto, stanno a significare un collegamento ideale tra la terra e il cielo, tra l'uomo e Dio. Essi costituiscono la connotazione peculiare dell'artista e ricorrono abitualmente nelle sue opere, come fossero una firma autografa. In alto si librano gli aquiloni, di pascoliana memoria, cari al pittore urbinate. Sono simbolo di libertà e di speranza e alludono alla Vergine Lauretana, Patrona universale del volo.

L'artista, come si vede, ha mirabilmente sintetizzato con felici allusioni storiche e con alate simbologie la storia del Santuario della Santa Casa nella sua origine e nel suo sviluppo, individuandone gli elementi costitutivi. La sua fertile inventiva è sostanziata da una solida cultura e da un genuino sentire religioso ed è sostenuta da una tecnica fattasi scaltrita per diuturno esercizio, la quale, attraverso un sapiente e paziente lavoro di bulino, attinge esiti di rara finezza rappresentativa. Ogni particolare è stato eseguito con cura straordinaria. La ricchezza delle immagini non crea accavallamenti e sovrapposizioni ibride, perché la figurazione armoniosamente si offre all'occhio dell'osservatore nella sua impeccabile sintassi e nelle sue dense simbologie, che per altro sono di agevole decodificazione. 

Insieme a quella di Valeriano Trubbiani, intitolata Transito sul Mare Adriatico (1999), questa è la più complessa e significativa incisione sul Santuario di Loreto degli ultimi decenni.

P. Giuseppe Santarelli
(Storico dell'arte Santa Casa di Loreto)

 

 

 


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