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Simona-Pittau-intervistata-da-Alessia-Mocci-Parte-II

Giovani Talenti: Intervista di Alessia Mocci alla musicista classica Simona Pittau - seconda ed ultima parte -

Continua l’intervista alla musicista classica Simona Pittau (1985), in questa seconda ed ultima parte l’artista ci racconta delle sue prime esperienze e vittorie in campo musicale, i primi concorsi, riconoscimenti. Essere musicista non significa soltanto esprimersi con le note, Simona da prova di aver ben capito la sua strada e di sapere come raggiungere tutti i suoi obiettivi: studio, dedizione, impegno, passione. Significati strutturali per andare avanti in un campo che non ammette nessun errore. Attualmente Simona collabora con orchestre italiane quali il Teatro Lirico di Cagliari ed il Teatro alla Scala di Milano.
Nel sito troverete anche la prima parte dell’intervista che tende maggiormente ad una conoscenza generale di Simona. Buona lettura!

A.M.: Hai ricevuto numerosi riconoscimenti in campo artistico. Ci menzioni qualcosa?

Simona Pittau: Provengo da un paese situato nel bel mezzo di una pianura chiamata Campidano, in un’ isola al centro del mar mediterraneo la Sardegna…. A 15 anni ero ormai al penultimo anno del corso di studio di flauto, e la mia unica occasione di suonare in pubblico al di fuori degli esami al Conservatorio di Cagliari era partecipare ai concerti con le Bande Musicali dei paesi vicino Cagliari. (stop)Pensai che partecipare a dei concorsi a premio, se non una vincita, sicuramente potevano offrirmi l’occasione di suonare per un pubblico diverso. ll primo concorso a cui presi parte fu ad Arbus “ Memorila G.Atzeni”. Vinsi il primo premio . Ovviamente ogni vincita mi spingeva a partecipare a concorsi sempre più difficili, nel 2006 sono stata invitata in Cina per il “Nicolet Flute International Competition” e quest’ultimo Agosto ho partecipato al prestigiosissimo Ard-Musikwett. Ogni volta che mi esibisco in occasione di concorsi a premio od audizioni per orchestre od esami, prima di entrare sul palco mi ripeto “non importa se andrà bene o male, l’importante è avere avuto l’opportunità di questo momento”. Con questo pensiero tutto è più facile, perché ho poche aspettative ed il vero intento è solo quello di fare musica perché mi piace, non perché devo ottenerne qualcosa indietro. Allo stesso modo ogni riconoscimento positivo mi incoraggia a fare sempre meglio, un’ occasione per andare avanti e continuare a fare musica. Sono stata premiata in vari concorsi nazionali come “Borse di studio Severino Gazzelloni” nel 2004, ed anche al concorso Internazionale di Chieri, ho ricevuto riconoscimenti di merito dalla scuola Accademia Chigiana di Siena.

A.M..: Quali sono i compositori/musicisti che ti hanno insegnato maggiormente riguardo la tecnica? Quali invece quelli che continuano dopo anni ad emozionarti?

Simona Pittau: Generalmente, può sembrare sgarbato, ma se non vengo un minimo attratta emozionalmente da ciò che sento, non presto l’attenzione sufficiente per imparare qualcosa. Dunque non posso separare in due scaglioni tecnica e emozione. Partendo da chi mi emoziona cerco di ispirarmi maggiormente per raffinare la tecnica. La tecnica infatti è solo un mezzo che permette di esprimerti meglio. Quindi attraverso l’ascolto ne rubo la tecnica esecutiva o l’intenzione musicale ed il fraseggio. Il mio compositore preferito è Ludwig van Beethoven, e il musicista per eccellenza è Carlos Kleiber (noto direttore d’orchestra).

A.M.: Ritieni che la contraffazione sia sinonimo di spersonalizzazione? O personalizzare decreta due vie?

Simona Pittau: Personalizzare è creare un legame tra qualcosa estraneo a te e te stesso. Spersonalizzare è come fare la strada inversa, ossia liberarsi da quei legami che caratterizzano il coinvolgimento personale in ciò che si sta facendo. A questo punto bisogna anche chiedersi se esista l’unicità. Credere o no che esista l’unicità decreta la sola o le due vie della personalizzazione. Se esiste l’unicità esiste la personalizzazione come concetto di originalità, quindi si ammette che si possano creare delle cose che siano universalmente uniche e legate solo a chi le ha create. Se l’unicità non esiste la personalizzazione è: la contraffazione di se stessi, ossia un’ imitazione oppure una proiezione di se stessi; l’ illusione che si stia producendo qualcosa di originale ed unico che in realtà è frutto di più fattori interni ed esterni a noi.
Io credo che esista l’unicità, dunque vedo la questione a livello microscopico infatti posso affermare che ogni concerto per me è una emozione diversa, anche se chi non si lascia coinvolgere potrebbe non captare nemmeno la minima differenza.
Se prendo ad esempio il concerto numero 2 di Beethoven per violino, se lo ascolto suonato da Carmignola, Janine Jansen o da Uto Ughi, ciascuno interpreta in maniera fortemente personale e dunque il risultato finale è davvero diverso.
Ma fino a che punto la personalizzazione rende quella esecuzione unica? Ci sono vari elementi che oggettivamente ne impediscono l’unicità, le note sono scritte e sono quelle non si possono cambiare. Le dinamiche, gli accenti, i cambi di tempo sono la parte che può essere cambiata. Da esecutrice ammetto che è davvero difficile riprodurre la stessa identica cosa più di una volta, lo stesso crescendo lo si può interpretare in modi diversi ed ottenerne diversi risultati. Oltretutto quando si suona assieme c’è la magia della complicità dunque ogni volta è una esperienza diversa.
Possiamo ammettere che tutti siamo unici ed originali, ma allora l’originalità diventa l’elemento che caratterizza la massa quindi perde il suo significato iniziale. Perciò l’unicità esiste e non esiste a seconda di come si voglia mirare alla questione.

A.M..: Hai qualche progetto in corso? Vuoi anticiparci qualcosa?

Simona Pittau: Dopo gli ultimi 4 anni passati all’estero sono tornata in Sardegna per varie ragioni, ed una di queste è il legame fortissimo che ho con la mia terra. I miei sogni ed i miei sforzi sono orientati verso un futuro fatto di musica, ma vorrei che fosse il più fervido possibile di qualsiasi genere di “arte” e che in qualche modo mi possa sempre riportare a casa. Non posso parlare di progetti concreti perché attualmente non mi trovo in questa posizione ma spero di avere presto delle novità da poter condividere. Idee ce ne sono sempre tante! Per ora collaboro con alcune orchestre italiane Teatro Lirico di Cagliari e Teatro alla Scala di Milano, e continuo la mia ricerca in campo musicale.

Vi lascio qualche link per rintracciare Simona:
http://www.facebook.com/profile.php?id=1256741732
http://www.youtube.com/watch?v=uXyDcvdJg1k

Inserito il 25/10/2010 nella categoria Cultura

 

Tag : Alessia Mocci  Simona Pittau 


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La Cantina del Mese

La cantina selezionata nel mese corrente e' Fattoria "Villa Ligi" di F.Tonelli .

Nella provincia di Pesaro Urbino e precisamente a Pergola in Via Zoccolanti 25/A, questa azienda conta importanti riconoscimenti a livello nazionale. La filosofia dell'azienda e'  "Crediamo profondamente nelle virtù di un vino, capace di raccontare con estrema sincerità le caratteristiche di un territorio. Vino è sinonimo di arte; arte come mezzo di comunicazione di tipicità e tradizione capace di far sognare e suscitare ricordi.

Questi valori ci accompagnano da tanto tempo, di generazione in generazione, in questo antico mestiere che per caratteristiche intrinseche non abbandoneremo mai. La nostra attività vitivinicola, oramai quasi centenaria, è contraddistinta da un attaccamento inscindibile alla tradizione ed in tempi ultimi all’innovazione, necessaria per ottenere il massimo, ricercando il perfetto equilibrio tra gusto e colore, tra bouquet e retrogusto.

La nostra realtà agricola percorre costantemente e ciclicamente ogni anno gli stessi eventi che puntualmente ci coinvolgono sensibilizzandoci ogni giorno di più verso il prodotto finale, il nostro vino, attraverso la passione per il territorio, la natura, le persone che ci accompagnano. E’ un processo che non richiede tempi lunghi né brevi, ma tempi naturali, quelli necessari per ottenere un lavoro ben fatto.

E’ con tale dedizione e passione che ci rivolgiamo a quanti condividono il nostro pensiero, il nostro vino, per condividere attimi unici ricavati da piccoli gesti come quello di sorseggiarlo in un calice."

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